Le tradizioni popolari di Torrepaduli e il governo del ritmo: pizzica pizzica, tamburello e danza delle spade

Sagome di pizzica scherma di Torrepaduli realizzate da Pamela Maglie

Sagome di pizzica scherma di Torrepaduli realizzate da Pamela Maglie

     A Torrepaduli di Ruffano la Notte del 15 agosto di ogni anno, durante le celebrazioni di San Rocco, si rinnova una tradizione popolare di grande fascino e interesse, tra le più amate in Italia. Viene suonato collettivamente il tamburello in ronde, vale a dire in cerchi di persone all’interno dei quali viene danzata la pizzica scherma, una forma di danza delle spade in coppia eseguita comunque senza armi. Si tratta di un duello rituale sacro a mani nude organizzato per sconfiggere il negativo e far trionfare il positivo dell’esistenza. È stato possibile comprendere questo e gli altri significati di questa importante tradizione popolare già negli anni che precedono il 1999. In questa data, infatti, si verifica l’uscita di due volumi molto significativi per la ricerca etnomusicologia ed estetica: La danza delle spade e la tarantella di Marius Schneider (Argo, 1999), tradotto da me per la prima volta dallo spagnolo, e Tarantismo e rinascita (Argo, 1999), scritto da me e recante un saggio introduttivo di Paolo Pellegrino.

M. Schneider, La danza delle spade e la tarantella, trad. e cura di P. De Giorgi, Argo, Lecce 1999.

M. Schneider, La danza delle spade e la tarantella, trad. e cura di P. De Giorgi, Argo, Lecce 1999.

A Torrepaduli non può passare inosservato l’avvenimento fondamentale: è il ritmo che governa tutto. E la pizzica pizzica è la forma di ritmo presente in ogni manifestazione. Non sono corrette alcune interpretazioni semplicistiche, che a volte vogliono limitare questa tradizione popolare ad una danza di etnìe zingare, o ad una sfida tra contadini, o ad un duello di malavitosi che in tempi passati utilizzavano il coltello. È più che mai necessario, allora, l’intervento della ricerca etnomusicologica, che mette a confronto ciò che accade a Torrepaduli con tradizioni simili come quelle calabresi, greche e italiane in genere. Una valutazione scientifica della significativa e arcaica tradizione di Torrepaduli e una comprensione esatta del suo significato possono avere luogo solo dopo numerose osservazioni e rigorose comparazioni. Con un simile metodo, il più possibile esauriente ed obiettivo, che accanto alle indagini “sul campo” prende in considerazione fenomeni simili e testi accreditati, giungiamo a comprendere che le diverse espressioni tradizionali e popolari di Torrepaduli si incentrano intorno alla pizzica pizzica, al suo ritmo e al suo ruolo di antica musica sacra e terapeutica. A Torrepaduli il tamburello governa ogni fase del rito con un suono in pari tempo ordinato e frenetico, regolatore dei flussi psichici e insieme eccitante, bellissimo dal punto di vista estetico e gratificante dal punto di vista psicologico. Tutto accade, in altre parole, entro il ritmo simbolico del tamburello, fatto di due elementi sonori, i bassi della pelle e gli acuti dei sonagli, che vengono suonati simultaneamente. La formula ritmica di grandissimo fascino ottenuta dai suonatori è duale, vale a dire è insieme pari e dispari, maschile e femminile, solare e lunare. L’analisi etnomusicologica chiarisce che si tratta di una poliritmia verticale, o più esattamente di una biritmìa simbolica, ossia di una “procedura armonica” che ricongiunge gli opposti, unendo nel simbolo sonoro ciò che è patologicamente diviso, separato, emarginato. Siamo dinanzi ad una importante manifestazione del pensiero armonico del Mediterraneo. Il tamburello, proprio in quanto produttore di armonia, è il re della festa. Col suo ritmo, governa non solo la danza ma anche le emozioni e i tempi di persone in festa che interrompono i giorni di lavoro e di sofferenza quotidiana per affermare una società nuova, positiva, gioiosa. La gente utilizza periodicamente la pizzica pizzica e la ricorrenza celebrativa della festa per allontanare il negativo dell’esistenza quotidiana, per rigenerarsi, per rifondare il mondo e per migliorare i rapporti umani.

     Anche la pizzica scherma, che appartiene alla più generale categoria italiana e internazionale delle cosiddette danze delle spade, è appunto una pizzica pizzica e viene eseguita al centro di quel tipico anello rituale chiamato ronda, formato essenzialmente da suonatori di tamburello. E non a caso il tamburello è lo strumento-base delle pizziche pizziche di tutto il Salento. Il tamburello, che possiede moltissimi significati simbolici, è quindi il tipico strumento di Torrepaduli. In nessun altro luogo del Salento e della Puglia esso raggiunge quell’efficacia estetica e rituale che osserviamo ancora oggi durante la notte di San Rocco. Anzi la partecipazione collettiva e il desiderio di far rinascere le antiche tradizioni è in crescita esponenziale. La pizzica scherma e le altre forme di pizzica pizzica, danzate tradizionalmente davanti al Santuario di San Rocco, possiedono anch’esse un valore religioso. Un tempo erano in piena concordanza con le celebrazioni religiose del Santuario, alle quali si alternavano diacronicamente. All’alba del giorno 16 agosto, infatti, non appena iniziava la messa all’interno del Santuario, i tamburelli attivi nello spazio sacro antistante la chiesa tacevano e le danze cessavano. A volte suoni e danze continuavano in un altro luogo lontano dallo spazio sacro.

     La pizzica scherma, non va dimenticato, è direttamente collegata anche con il tarantismo. Numerosi documenti, testimonianze e disegni mostrano come i tarantati del Seicento e del Settecento abbiano utilizzato vere e proprie spade durante la loro danza terapeutica basata sulla pizzica pizzica, anche all’interno delle chiese. Sia a Torrepaduli che nel tarantismo la spada ha un valore simbolico ed etico di lotta contro il male e contro le forze negative della vita. Accompagnata da eleganti gesti, volteggi e passi acrobatici, la pizzica scherma si mostra per ciò che è essenzialmente, una danza sacra di lotta contro il male. In linea con ciò che fanno i tarantati, viene eseguita anche in senso terapeutico per i malati, un tempo molto numerosi, che ancora oggi affollano il Santuario e chiedono la grazia a San Rocco.

      Talvolta all’interno della danza rituale accadono competizioni reali, a volte molto verosimili, che fanno pensare a un vero e proprio duello. Si tratta di una sovrastruttura che si aggiunge raramente alla struttura sacra primaria. Rivestono un certo interesse antropologico anche i codici di comportamento danzato di persone, spesso vicine al pericoloso mondo delle armi, attratte dall’uso simbolico dei gesti delle mani che imitano piccoli coltelli. La pizzica pizzica e il suo strumento principe, il tamburello, rimangono in ogni caso il contenitore primario di natura sacra e vetero-religiosa di tutte queste tradizioni. Il ritmo, tramite il flusso ordinato di sensazioni, le emozioni forti e il grande piacere sonoro che riesce a creare, governa tutto e quindi anche l’alternanza tra gli opposti fondamentale, quella tra la morte e la vita, la malattia e la salute, il dolore e la gioia, imponendo artisticamente e ritualmente il versante positivo. La formula della biritmìa simbolica è un augurio collettivo di rinascita della vita, di ritorno della salute, di riaffermazione della gioia.

   

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