Tutti i libri e i saggi pubblicati da Pierpaolo De Giorgi (lavori in corso)

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Marius Schneider, La danza delle spade e la tarantella,

traduzione e cura di Pierpaolo De Giorgi, Argo, Lecce 1999

M. Schneider, La danza delle spade e la tarantella, trad. e cura di P. De Giorgi, Argo, Lecce 1999.

G M. Schneider, La danza delle spade e la tarantella, trad. e cura di P. De Giorgi, Argo, Lecce 1999.

 

Con questo libro si apre uno spiraglio sui significati psicologici e spirituali della musica, della danza e dell’arte tradizionale in genere. Queste attività umane, una volta comparate tra loro in tutto il pianeta, svelano le tante analogie indicando una via intuitiva verso la comprensione dell’intima struttura dell’essere. Lo stile e la forma della danza delle spade e della tarantella assumono una grande rilevanza perché altro non sono che l’armonica espressione di concreti e fondamentali valori simbolici. Ciò vale in particolare per le tradizioni popolari del Salento e per il tarantismo.

DALLE NOTE DI COPERTINA. Nato quasi come appendice di un’altra celebre opera di Marius Schneider (Gli animali simbolici e la loro origine musicale nella mitologia e nella scultura antiche), La danza delle spade e la tarantella è il primo organico progetto che abbia osato inscrivere in un ampio e complesso schema categoriale tutti gli elementi in gioco nel tarantismo. La ricerca dello studioso alsaziano è sicuramente una pietra miliare nel difficile percorso seguito dagli uomini di scienza per tentare di comprendere un fenomeno misterioso e sfuggente. Il generoso tentativo schneideriano si snoda attraverso un articolatissimo confronto tra musiche etniche, folkloriche e primitive, sistemi e teorie musicali, arti plastiche e figurative, testi religiosi e documenti vari: l’esito è l’affresco di un pensiero simbolico che scaturisce dalla civiltà megalitica e che assegna alla musica un significato ontologico essenziale, un vero principio archetipico di tutta la realtà. Leggere o rileggere oggi La danza delle spade e la tarantella e accostarsi a questa affascinante visione del mondo in cui l’uomo si sente in stretta relazione con un animale, una pianta, una costellazione, uno strumento musicale, una costruzione mitologica, è una straordinaria avventura culturale.

ALTRE NOTIZIE. Sul terreno pratico delle scoperte scientifiche, per merito del saggio di Marius Schneider le arti tradizionali della musica e la danza brillano ai nostri occhi di luce nuova: il ruolo da esse giocato è di grandissima rilevanza e travalica gli stessi confini dell’etnomusicologia per farci giungere a nuovi approdi, tra i quali De Giorgi sottolinea quello estetico. Allo scopo di dare corpo a questi nuovi orizzonti e di favorire una nuova stagione di indagini sul modo tradizionale di concepire l’arte, la medicina e la religione del Salento, del Sud italiano e di gran parte del Mediterraneo, Pierpaolo De Giorgi ha tradotto La danza delle spade e la tarantella dall’originale spagnolo e ha tracciato alcuni innovativi percorsi di ricerca nell’introduzione. Il successo di questo volume fondamentale ha così avviato, nei fatti, un vero e proprio mutamento di prospettiva nella comprensione del tarantismo e della “musica che guarisce”. E’ l’atteggiamento mentale di Schneider a fare la differenza: non c’è compatimento o svalutazione alcuna nell’approccio alla cultura tradizionale, ma un grande rispetto. Da qui nasce il suo tentativo di apprendere da essa e di compararne i caratteri con le tante culture mondiali che presentano similitudini. Le numerosissime analogie che ne derivano, e che riguardano direttamente tipologie musicali e coreutiche, strumenti musicali, ritmi e passi di danza, svelano i meccanismi simbolici e archetipici degli esseri umani e del cosmo intero. La cultura pugliese è direttamente coinvolta. Le funzioni della tarantella, della danza delle spade e del tarantismo mostrano il loro autentico volto analogico, rituale e terapeutico. Alla fine anche uomini e cose brillano di una nuova luce spirituale, accomunati così come sono dai diversi ritmi della natura e totalmente immersi in quella specie di “sostanza musicale” che tutto crea e che tutto avvolge.

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Pierpaolo De Giorgi, Tarantismo e rinascita: i riti musicali e coreutici della pizzica pizzica e della tarantella, saggio introduttivo di Paolo Pellegrino, Argo, Lecce 1999

  Pierpaolo De Giorgi, Tarantismo e rinascita, saggio introduttivo di Paolo Pellegrino, Argo, Lecce 1999, 336 pagine con illustrazioni e trascrizioni musicali. ISBN 88-8234-026-0


Pierpaolo De Giorgi, Tarantismo e rinascita,
saggio introduttivo di Paolo Pellegrino, Argo, Lecce 1999,
336 pagine con illustrazioni e trascrizioni musicali.
ISBN 88-8234-026-0

 

Dopo questo libro niente è più come prima nel settore del tarantismo, della “musica che guarisce” (la famosa pizzica-pizzica) e della “danza-scherma” di Torrepaduli. La tradizione popolare salentina è un esempio integro della mentalità antica. Con un percorso comparativo che parte dal megalitismo, attraversa dionisismo, orfismo, gnosticismo e cristianesimo delle origini l’autore mostra come il tarantismo sia un utilizzo dell’antico pensiero ciclico e analogico che pone il momento essenziale della rinascita come fatto terapeutico. All’etnomusicologia si affianca l’estetica musicale che apre i codici simbolici e mitici di questa cultura, superando così le tante inesattezze della pur basilare interpretazione di De Martino.

DAL SAGGIO INTRODUTTIVO DI PAOLO PELLEGRINO. Sono trascorsi oltre cinquant’anni dalla pubblicazione degli studi fondamentali di Schneider sull’origine musicale dei simboli animali e quaranta dall’inchiesta condotta da De Martino sul tarantismo: la domanda su che cosa resti della loro eredità culturale non è sicuramente un interrogativo retorico. Così come non è pleonastico chiedersi quali nuove prospettive di ricerca si aprano, dopo e oltre di loro, su quel groviglio intricato di nodi in cui è, per tanti versi, ancora rinserrato il segreto del tarantismo. Con Tarantismo e rinascita, Pierpaolo De Giorgi riapre l’intero ventaglio degli elementi in gioco nel tarantismo e, attraverso una paziente e puntigliosa ricerca per strade spesso tortuose e inesplorate, raggiunge risultati per tanti versi inediti e convincenti che culminano in uno schema finale ermeneuticamente inteso a sostenere la tesi del tarantismo come rito di rinascita dove crisi, ritmo, melodia, mimica e risoluzione terapeutica si fondono in un nesso inestricabile. Ne consegue un ampio e articolato affresco del tarantismo che, utilizzando l’intera eredità culturale sul problema, approda ad una visione di sintesi in grado di interpretare in modo originale e concettualmente raffinato un fenomeno misterioso e sfuggente, andando oltre i tradizionali termini della questione. La ricchezza dei simboli mitici che si rifrangono nel tarantismo obbliga, infatti, a porsi seriamente un drammatico quesito, che si potrebbe formulare con un’efficace domanda di Hans Blumenberg: il “lavoro sul mito” esaurisce il “lavoro del mito”? E’ innegabile comunque, un dato di fondo: quello che risulta da un’ormai vasta letteratura è un quadro grandioso della memoria mitologica europea, e insieme una scommessa sul suo valore permanente e profetico. Emerge anche l’eccezionale “funzione comunicativa” delle figure che quella memoria custodisce, traendone il suo segreto alimento. Sono convinto che, in questa direzione d’indagine, neanche il tarantismo sia un inutile “relitto” e che anzi in esso sia depositato un prisma che imprigiona i colori della nostra antica identità collettiva.

ALTRE NOTIZIE. Noto in tutta Italia, il saggio Tarantismo e rinascita ha contribuito non poco a mutare l’immagine del tarantismo: ha rovesciato il vecchio significato di “malattia dei poveri o degli ultimi” in autentica “risorsa tradizionale” contro alcune malattie psicosociali. Uno dei meriti di questo volume è il fatto d’aver dato coerenza scientifica a tutta una serie di problemi spesso soltanto supposti, ventilati o timidamente accennati, non soltanto mediante l’analisi continua dei contenuti etnomusicologici ed estetici, ma anche attraverso una sistematica comparazione internazionale. La religione della “taranta”, con la sua “musica che guarisce”, qualora venga affrontata complessivamente e con il necessario metodo comparativo, ci consente di pervenire ad un altro modo di vedere le cose. Attraverso la pratica musicale e coreutica del rito le tarantate e i tarantati riescono ad ottenere una inversione terapeutica della propria malattia psicosociale. Non si tratta però di un semplice sfogo demartiniano e freudiano dell’eros precluso ma di una risorsa terapeutica junghiana, utilizzata per affrontare disagi psichici di diversa natura, ricreando l’equilibrio perduto. La musica utilizzata in Salento è la pizzica-pizzica, una tarantella arcaica e originaria, anzi la tarantella più antica di cui si possa avere notizia. Pertanto l’estetica musicale e l’etnomusicologia sono direttamente e problematicamente coinvolte. A partire da un totemismo megalitico, già teorizzato da Marius Schneider e nel segno di un diffuso e successivo orfismo-dionisismo, ancora osservabile nelle indagini contemporanee, De Giorgi mostra come nel rito venga posta in essere una catarsi che utilizza la rappresentazione sistematica della rinascita. Dopo una morte apparente, segnata dall’immobilità rituale, gli infermi tarantati “rinascono” al suono della pizzica-pizzica impegnandosi in una danza vorticosa, “labirintica”, apparentemente sfrenata. Gli adepti, in trance, si sentono posseduti dal mitico ragno chiamato “taranta” e in una prima fase lo imitano simbolicamente per poi allontanarlo invertendo il gioco. E’ in questione una filosofia diversa: il pensiero analogico-associazionistico della tradizione salentina considera la realtà, le stagioni e la storia stessa come un ciclo: invertendo il “senso di marcia” e rovesciando i parametri negativi si può tornare indietro. Ciò consente anche alla malattia di regredire. Costantemente gli opposti complementari della morte e della vita, del maschile e del femminile, dell’umano e del divino, della malattia e della salute vengono musicalmente congiunti in un tutto armonico, all’interno del quale poter attuare l’inversione catartica e dal quale far rinascere ancora una volta la vita.

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Pierpaolo De Giorgi, La iatromusica, carne del mito, in Aa. Vv., Mito e Tarantismoa cura di Paolo Pellegrino, Pensa MultiMedia, Lecce 2001

Pierpaolo De Giorgi, La iatromusica, carne del mito (82 pagine) in Paolo Pellegrino – Antonio Quarta – Pierpaolo De Giorgi – Pietro Fumarola – Maurizio Nocera, Mito e Tarantismo, a cura di Paolo Pellegrino, Pensa MultiMedia, Lecce 2001. 248 pagine ISBN 88-8232-161-4

Pierpaolo De Giorgi, La iatromusica, carne del mito (82 pagine) in
Paolo Pellegrino – Antonio Quarta – Pierpaolo De Giorgi –
Pietro Fumarola – Maurizio Nocera, Mito e Tarantismo,
a cura di Paolo Pellegrino, Pensa MultiMedia, Lecce 2001.
248 pagine
ISBN 88-8232-161-4

Pierpaolo De Giorgi ne La iatromusica, carne del mito (82 pagine) considera la pizzica-pizzica, la iatromusica del tarantismo, come la carne del mito della ? E questo perchè per prima cosa essa è il rito. E’ cioè il luogo fisico (musicale e coreutico), è l’evento sacro, all’interno del quale il mito può ripresentarsi e rivivere. Il mito si “riattualizza” attraverso il formidabile veicolo del rito. E in questo caso il rito coincide con la iatromusica. Le credenze mitiche sulla taranta e i valori simbolici più alti portati dal mito possono tornare ad esprimersi compiutamente “mediante” la musica e le movenze della danza dei tarantati. L’enigma del tarantismo è facilmente risolto qualora si applichino ad esso le conoscenze sul mito e sul meccanismo attraverso il quale torna ad inverarsi. La taranta morde, ma non può certamente inoculare un veleno che, accanto a quelli fisici, abbia effetti mistici o artistici, come è stato “ingenuamente” sostenuto per Settecento anni, anche da numerosissimi studiosi. Il morso è invece un simbolo che riesce a produrre effetti concreti perché viene avidamente vissuto e considerato come reale. Attraverso il “morso” della taranta o il “soffio” del serpente la tradizione compie una vera e propria iniziazione simbolica. Compaiono così alcuni sintomi tipici che nascondono le problematiche psichiche o sociali che opprimono la persona e impediscono il libero espletarsi del valore della presenza, come già ha intuito il grande studioso De Martino. Quest’ultimo ha compiuto però tutta una serie di errori interpretativi che oggi occorre evidenziare, cosa che, in Mito e tarantismo, fanno puntualmente Pellegrino e De Giorgi.

In questo saggio alcune voci autorevoli forniscono chiavi di lettura reali per un fenomeno psicosociale e musicale di interesse contemporaneo.Secondo alcuni degli autori del saggio, infatti, per spiegare gli effetti di trance e di guarigione, il tarantismo deve essere riletto con le categorie del mito. Quest’ultimo, attuale oggi come ieri, si è sempre nutrito della dialettica tra gli opposti complementari (morte-vita, bene-male, ecc.) e di figure simboliche come quella di Aracne. Da qui il fascino sempre più forte del tarantismo e della sua iatromusica, la pizzica-pizzica, fenomeni culturali tornati a nuova vita che oggi sono in grado di riempire piazze, teatri e sale da congresso.

DALLE NOTE DI COPERTINA. I saggi raccolti in questo volume riproducono i testi – rielaborati, ampliati e corredati dalle note bibliografiche – presentati come relazioni al Convegno su “Mito e tarantismo”, promosso dal Crsec di Lecce in collaborazione col Crsec di Copertino e dal Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Lecce e svoltosi il 16 novembre 2000. Il tarantismo è un episodio dello scontro millenario tra mito e ragione, dove il mito non è qualcosa di arcaico e infantile e la ragione, invece, il mondo interamente dispiegato del concetto. Pensare alla storia umana come a un progresso dal mythos al logos è un grave malinteso: come se ad un certo punto, in un lontano passato, fosse avvenuto il salto decisivo e l’umanità, a partire da quel momento, non potesse far altro cheprogredire. Il mito è, in realtà, già un tentativo di dare ordine e trama razionale a un insieme di membra disiecta, come ben sapevano Horkheimer e Adorno in Dialettica dell’illuminismo. La ricchezza dei simboli mitici che si rifrangono nel tarantismo obbliga a porsi seriamente un drammatico quesito, che si potrebbe formulare con un’efficace domanda di Hans Blumenberg: il “lavoro sul mito” esaurisce il “lavoro del mito”? Ossia: allorchè intraprendiamo nel decorso storico della ricezione l’elaborazione del mito, possiamo non presupporre un più antico, profondo, immemorabile lavoro del mito? E’ innegabile, comunque, un dato di fondo: quello che risulta da un’ormai vasta letteratura è un quadro grandioso della memoria mitologica europea, e insieme una scommessa sul suo valore permanente e profetico, anche in un periodo di esasperata razionalità tecnologica.

ALTRE NOTIZIE. Il volume Mito e tarantismo, tra i tanti contenuti, rende anche testimonianza delle ricerche compiute dal Crsec di Lecce coordinate ed elaborate da Pierpaolo De Giorgi e degli apporti successivi del Crsec di Copertino, anche questi coordinate ed elaborate dallo stesso De Giorgi. Sono indagini che hanno favorito una nuova visione del fenomeno tarantismo e dell’arte musicale e coreutica che lo accompagna. La supervisione e la meticolosa cura di Paolo Pellegrino garantiscono grande attenzione scientifica, filosofica, ed estetica verso l’analisi del mito, lo studio delle sue funzioni e l’esame degli strumenti ad esso correlati. Gli apporti di Antonio Quarta, Maurizio Nocera e Pietro Fumarola sono contributi meditati in grado di aprire la discussione su mito e tarantismo. Quest’ultimo si mostra come uno dei principali paradigmi dello scontro-incontro tra il mondo antico e il mondo contemporaneo. L’insieme dei contributi mostra quanto il tarantismo possa essere oggetto non tanto di studiosi del passato pronti a dissezionare i resti di un fenomeno scomparso per puro interesse classificatorio, ma più che altro di intelligenze contemporanee pronte a catturare quanto di innovativo e d effervescente possa essere reperito nella religione del morso della mitica taranta e della “musica che guarisce”. In questa chiave si pone come l’attualissima attenzione verso lo stato modificato di coscienza (trance) dei tarantati.

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Pierpaolo De Giorgi, L’estetica della tarantella. Pizzica, Mito e Ritmo, introd. di P. Pellegrino, Congedo, Galatina 2004

P. De Giorgi, L'estetica della tarantella. Pizzica, mito, ritmo, introd. di P. Pellegrino,Congedo, Galatina 2004.

P. De Giorgi, L’estetica della tarantella. Pizzica, mito, ritmo, introd. di P. Pellegrino,Congedo, Galatina 2004.

 

La tesi di fondo sostenuta in questo volume è che solo l’estetica musicale può comprendere appieno fenomeni come il tarantismo, nei quali l’arte riveste un ruolo culturale, religioso e terapeutico. In questa accurata ricerca, De Giorgi giunge ad elaborare la teoria che il ritmo della tarantella è il ritmo dell’essere e del non-essere. O meglio della compresenza nell’essere dell’affermazione e della negazione, della morte e della vita, del principio femminile e del principio maschile. Evocando la cosmogonica dualità originaria, la tarantella, anch’essa duale sia dal punto di vista musicale che da quello coreutico, è un’arte della vita, che durante la sua esecuzione rituale non fa che rifondare il mondo.

Tutto ciò trova basi scientifiche in una rigorosa appendice etnomusicologia, che per la prima volta decodifica con esattezza, punto per punto, il ritmo della tarantella del tarantismo detta pizzica pizzica: una biritmia simbolica che manifesta nel tamburello il suo cosmico respiro. Comparata con la pizzica pizzica, la tarantella italiana in generale e quella napoletana in particolare vengono comprese nella loro antica struttura mitica e dionisiaca, che, come il syrtòs, evoca le spire rituali del labirinto cretese.

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P. De Giorgi, Pizzica e tarantismo. La carne del mito dall’etnomusicologia all’estetica musicale, Edit Santoro, Galatina 2005.

(presentazione in preparazione)

P. De Giorgi, Pizzica e tarantismo. La carne del mito dall'etnomusicologia all'estetica musicale, Edit Santoro, Galatina 2005

P. De Giorgi, Pizzica e tarantismo. La carne del mito dall’etnomusicologia all’estetica musicale, Edit Santoro, Galatina 2005

 

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Pierpaolo De Giorgi, Il mito del tarantismo: dalla terra del rimorso alla terra della rinascita, introd. di Paolo Pellegrino, Congedo, Galatina 2006

Pierpaolo De Giorgi, Il mito del tarantismo: dalla terra del rimorso alla terra della rinascita, introd. di P. Pellegrino, Congedo, Galatina 2006

Pierpaolo De Giorgi, Il mito del tarantismo: dalla terra del rimorso alla terra della rinascita, introd. di P. Pellegrino, Congedo, Galatina 2006

 

P. De Giorgi, Il mito del tarantismo. Dalla terra del rimorso alla terra della rinascita, Introd. di P. Pellegrino, Congedo, Galatina 2008

 

pp. 240, cm. 17 x 24, brossura, illustrato  Collana EIDOS: Testi e Saggi n° 4

Codice ISBN: 9788880867784

Il mito del tarantismo chiude idealmente il periplo di un intenso lavoro ventennale intorno al tarantismo, interpretato all’insegna di una prospettiva mitica, cioè in una luce che ravviva i colori di una nobile origine, mai interamente passata e rimossa. De Giorgi illustra i risultati della sua ricerca e porta a sistemazione una serie di spunti e di riflessioni critiche intorno al lavoro di Ernesto De Martino, che non oscurano l’importante valore pionieristico e documentario de La terra del rimorso, ma ne mettono in evidenza aporie e contraddizioni di natura prevalentemente teoretica. De Martino si dibatte tra l’ipotesi di partenza, secondo cui il tarantismo va ricostruito nella sua «originalità storica» e nella sua «autonomia culturale» e «simbolica», e il «Commentario storico», in cui si sofferma sul simbolismo dell’oîstros (morso del ragno o serpe) e dell’aiôresis (altalena, fune). L’etnologo napoletano, spinto da un contraddittorio storicismo in bilico tra Croce e Marx, nega in premessa ogni rapporto genealogico del tarantismo con pratiche simili e/o antecedenti ma lo concede implicitamente e surrettiziamente nel corso della trattazione, ponendo un’ipoteca non trascurabile sulla correttezza del metodo seguito.
De Giorgi, che riprende gli studi di Marius Schneider, di Mircea Eliade e di Carl Gustav Jung, mette in luce le origini dionisiache del tarantismo e delinea un necessario passaggio dal vecchio approccio demartiniano, fortemente condizionato dal pregiudizio storicistico e basato sul pensiero magico, ad un’interpretazione nuova basata sul pensiero mitico. In questa prospettiva, ridimensiona il concetto di magia e ricolloca in un ambito razionale il mito, analizzandone i molteplici meccanismi. Come dovrebbe risultare chiaro dal lavoro di ricostruzione critica e di approfondimento che insieme con l’autore ho portato avanti io stesso, emerge con sufficiente chiarezza l’intero spessore gnoseologico e terapeutico del mito e dell’analogia. Questo insieme caleidoscopico di emergenze culturali, dove la musica e la danza, indagate con corretti strumenti etnomusicologici, svelano il proprio ruolo estetico accanto a quello rituale, ci fa comprendere come il Salento non sia la terra del rimorso ma la terra della rinascita (dall’Introduzione di Paolo Pellegrino).

 

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Pierpaolo De Giorgi, I poeti del vino. La poesia del vino di ogni tempo e i brindisi della tradizione popolare leccese, Congedo, Galatina 2008 

Dalla letteratura del simposio greco e magnogreco ai Carmina burana medioevali, dalla letteratura persiana a quella cinese, da quella francese a quella latinoamericana, da quella italiana a quella dialettale leccese dei brani d’autore e dei brindisi tradizionali popolari, i brani pubblicati invitano a riflettere sullo straordinario valore simbolico del vino, uno dei cardini della civilta’ mediterranea.
Come assaggio ecco il ritornello della poesia

“In taberna” (“All’osteria” dai CARMINA BURANA – XII XIII sec. con traduzione letterale a lato)Bibit ille bibit illa                                Beve quello e beve quella
bibit servus cum ancilla                  beve il servo con l’ancella
bibit ista bibit ille                               beve codesta e beve quello
bibunt centum bibunt mille.            bevono in cento bevono in mille.
Bibunt omnes sine meta                Bevono tutti senza limite
quamvis bibant mente laeta.         anche se bevono a mente lieta.
Tam pro papa quam pro rege       Tanto per il papa quanto per il re
bibunt omnes sine lege.                 bevono tutti senza distinzione.

PUBBLICATO DA EPICURO2000  

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P. De Giorgi, La pizzica, la taranta e il vino. IL pensiero armonico, Congedo, Galatina 2010.

P. De Giorgi, La pizzica, la taranta e il vino. IL pensiero armonico, Congedo, Galatina 2010.

 

Pierpaolo De Giorgi, La pizzica, la taranta e il vino. Il pensiero armonico, Congedo, Galatina 2010.

(cm 24 x 17); 344 pagine a colori ed in b/n, ISBN: 97888 808690.

 

“La ricerca innovativa e serrata compiuta da Pierpaolo De Giorgi, in tanti anni di impegno nelle acque agitate dell’etnomusicologia e dell’estetica, approda finalmente al porto sicuro dello studio La pizzica, la taranta e il vino: il pensiero armonico. Accade allora che scoperte e sorprese, esposte con cura e rigore scientifico, si susseguano qui continuamente e senza soluzione di continuità, offrendo una concezione finalmente reale del tarantismo e della sua musica terapeutica, la pizzica pizzica, come pure del decisivo ruolo simbolico e religioso del vino nella civiltà mediterranea.

 Sono esperienze direttamente connesse con quelle antecedenti del dio Dioniso, il nume più significativo della Magna Grecia e dei territori da essa influenzati, archetipo dell’adesione entusiastica alla vita, della reciprocità e del dialogo. Tramite Dioniso, nella musica e nella danza, come pure nel vino e nell’ebbrezza, l’uomo recupera il contatto con le radici più profonde dell’essere, che si manifestano armoniche, duali e complementari. Per questo i simboli della taranta, della pizzica pizzica e del vino sono rimedi psicologici che restituiscono l’armonia perduta e che si pongono come un’efficace risorsa anche oggi, per costruire un nuovo umanesimo. Sono simboli mitici, che collaborano con quelli della festa e del rito, e vengono prodotti da un soggetto collettivo. Devono essere considerati come arte tradizionale, alla stessa stregua dell’arte individuale. Nel delineare i confini di queste concezioni, De Giorgi rimedita il brillante ma non del tutto sufficiente “pensiero meridiano” di Nietzsche, di Camus e di Cassano. In Puglia, come in gran parte del mediterraneo, “il pensiero armonico” è il pensiero della rinascita e della misura, valori indispensabili anche oggi per un corretto cammino della coscienza verso la comprensione di se stessa e dell’uomo verso la propria natura divina.”

Per fornire un migliore orientamento sui contenuti di questo importante volume se ne riporta qui di seguito l’ Indice.
Indice
CAPITOLO I
IL PENSIERO ARMONICO E LA RICERCA IN PUGLIA
La Puglia e il pensiero armonico
Il mare, l’armonia degli opposti e la luce mediterranea
Il pensiero armonico come incontro di mythos e di logos
Le radici elleniche della tradizione pugliese
Archeologia e storia. Etnomusicologia ed estetica della tarantella
La ricerca comparativa sui brindisi e le analogie con la pizzica pizzica
Il mito e il pensiero armonico del Mediterraneo nella contemporaneità
L’ambivalenza del mito e la misura armonica
La misura armonica e il cristianesimo
Monoteismo e panteismo
Noi e i miti del tarantismo e del labirinto. Verso un nuovo umanesimoCAPITOLO II
I BRINDISI E LA PIZZICA PIZZICA COME SIMBOLI DI RINASCITA
I brindisi e la pizzica pizzica come simboli di rinascita in Puglia
La festa e il pensiero mitico della rinascita
La forza estetica di un’arte speciale del leccese, la pizzica pizzica
Pizzica pizzica, tarantella e bellezza
L’umanesimo mediterraneo e la bellezza mitica della pizzica pizzica e della tarantella
Le civiltà del vino e l’ambiente poetico tradizionale della Puglia
I brindisi, la tradizione popolare e il soggetto collettivo
La ricerca etnomusicologica ed estetica e i brindisi tradizionali
Il ritmo armonico della pizzica pizzica e la gestione delle contraddizioni
- La cumbersazione e i brindisiCAPITOLO III
IL TEMPO CICLICO, LA RIVOLTA COLLETTIVA E IL PENSIERO ARMONICO TRA ARTE E MITO
Il tarantismo come rito di rinascita e il tempo ciclico come attività psichica collettiva di rivolta
Nietzsche, l’eterno ritorno e il recupero del pensiero arcaico del Mediterraneo
- Le analogie dello Zarathustra con il tarantismo
La vita come conoscenza: grandezza e miseria di Nietzsche.
- L’eterno ritorno dell’identico e l’eterno ritorno dell’analogo
Gli errori di De Martino e le intuizioni di Camus. La rivolta come lotta contro il negativo e come affermazione dell’essere e della vita
I brindisi, la pizzica pizzica e il rito del tarantismo come affermazioni della vita
- La ierogamia e la rinascita
I simboli della rivolta e dell’inversione terapeutica
Il ruolo di inversione della pizzica tarantata: mito, ritmo e analogia
La pizzica scherma di Torrepaduli e la rivolta mitica
I risultati dell’analisi etnomusicologica: la biritmìa simbolica. La pizzica pizzica come analogon della dynamis armonica universaleCAPITOLO IV
PENSIERO ARMONICO E SOGGETTO COLLETTIVO
Il ritorno al cielo del Sud e i fraintendimenti di Nietzsche. Dioniso e il pensiero armonico
L’aióresis dionisiaca e la Processione dei Misteri di Taranto.
- Il mare come simbolo armonico e come terapia
L’intenzionalità collettiva: il teatro tragico del tarantismo e la tragedia greca
Il tempo ciclico e la Magna Mater: l’evoluzione della coscienza
La Grecia e il governo rituale degli archetipi. Pizzica pizzica e labirinto
I brindisi tradizionali e la pizzica pizzica come arte tradizionale collettiva
L’arte collettiva tradizionale come arte del mito. L’umanesimo della misuraCAPITOLO V
IL SIMPOSIO, I BRINDISI E L’UMANESIMO DELLA MISURA
La tradizione pugliese e il simposio greco e magnogreco
Il brindisi e il simposio
L’ethos del vino come armonia degli opposti
La sperimentazione del divino e l’etica della misura
Il pensiero armonico, l’agape e il rischio della dismisura
La sublimazione del simposio
La dismisura e la degenerazione del simposioCAPITOLO VI
L’EMERSIONE DEL PENSIERO ARMONICO DALLA RICERCA E DALLA COMPARAZIONE
La danza, le uova e le corna come simboli simposiali di rinascita
Il gesto dionisiaco delle corna nelle musiche e nelle danze della rinascita
I saperi tradizionali dell’equilibrio mensurale del pensiero armonico: il ritmo e la benedizione
La città di Brindisi, l’origine del nome brindisi e il Bacco in Toscana
La cena della spillazione
Il porto di Brindisi e le corna rituali come simbolo di rinascita. Il brindisi di Dioniso e di Semole come benedizione
Indice dei nomi
Iconografìa comparativa

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Pierpaolo De Giorgi, La rinascita della pizzica. Testi poesia e storia dei Tamburellisti di Torrepaduli. La via della Taranta, postfazione di W. Vergallo, Congedo, Galatina 2012. 

P. De Giorgi, La rinascita della pizzica. Testi poesia e storia dei Tamburellisti di Torrepaduli. La via della Taranta, postfazione di W. Vergallo, Congedo, Galatina 2012.

P. De Giorgi, La rinascita della pizzica. Testi poesia e storia dei Tamburellisti di Torrepaduli. La via della Taranta, postfazione di W. Vergallo, Congedo, Galatina 2012.

Questo libro incanta come il canto di Orfeo. E lo fa narrando di due percorsi tortuosi e avvincenti: quello della ricerca scientifica rigorosa, etnomusicologica ed estetica di Pierpaolo De Giorgi, e quello delle avventurose vicende dell’arte musicale e coreutica del celebre gruppo dei Tamburellisti di Torrepaduli. Assieme, i due percorsi, incontrandosi, hanno dato origine alla grande rinascita della pizzica, cioè della madre di tutte le tarantelle. I Tamburellisti di Torrepaduli, abilissimi musicisti e danzatori, hanno reinventato la tradizione raccogliendo consensi sui palcoscenici di tutto il mondo. Hanno trascinato le folle nel vortice della danza, fino alla trance, servendosi della poesia dei testi, del piacere delle melodie, della forza del ritmo, dell’eleganza dei passi e dei movimenti. Oggi il connubio dei due percorsi, quello di una ricerca avanzata e quello di un’arte matura, conduce ad una via maestra, libera, aperta e brulicante di opportunità. È la via della Taranta, un itinerario interiore, un flusso di energia a tutti accessibile, che inverte in positivo ciò che non lo è, e che rifonda il senso della vita, senza escludere alcuna altra possibilità. Verso la nuova utopia di una città Armonica.

“È un libro cosmopolita, teso a recuperare le conquiste di un ellenismo pronto a generare quel Nuovo Rinascimento che tutti attendiamo. È un libro ricchissimo di informazioni, di suggerimenti tecnici, di possibilità e di insegnamenti utilissimi a tutti, e non solo ai pugliesi. Siamo tutti invitati, dunque, a metterci in viaggio sulla via della Taranta, partendo dal mistico Santuario di San Rocco di Torrepaduli”.

 

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