RECENSIONE ‘Il Paese Nuovo’ su P. De Giorgi, La rinascita della pizzica (18.5.2013)

LO storico manifesto dei Tamburellisti di Torrepaduli  realizzato dal pittore Luigi Marzo

LO storico manifesto dei Tamburellisti di Torrepaduli
realizzato dal pittore Luigi Marzo

RECENSIONE del 18.5.2013 da ‘Il Paese Nuovo’ su P. De Giorgi, La rinascita della pizzica: testi, poesia e storia dei Tamburellisti di Torrepaduli. La via della Taranta, postfazione di Walter Vergallo, Congedo, Galatina 2012.

 

Il volume La rinascita della pizzica, partendo dalle prime esibizioni a Perugia negli anni Settanta di Luigi Marzo e Carlo Lubello e da quelle degli anni Ottanta in Salento di De Giorgi, mostra gli esiti di grande interesse artistico, sociale e persino spirituale della rifondazione di questo genere musicale. Due percorsi sono fondamentali: la rigorosa ricerca scientifica, etnomusicologica ed estetica dell’autore e le avventurose vicende dell’arte musicale e coreutica del celebre gruppo dei Tamburellisti di Torrepaduli, del quale De Giorgi è il cantante. Assieme, i due percorsi, incontrandosi, hanno dato origine alla grande rinascita della pizzica, cioè della “madre di tutte le tarantelle”. I Tamburellisti di Torrepaduli, abili musicisti e danzatori, hanno reinventato la tradizione raccogliendo consensi sui palcoscenici di tutto il mondo, dalla Grecia al Canada, dall’Ungheria alla Cina di Taiwan, dalla Svizzera all’Australia. Hanno trascinato le folle nel vortice della danza, fino alla trance, servendosi della poesia dei testi, del piacere delle melodie, della forza del ritmo, dell’eleganza dei passi e dei movimenti. Importante novità del libro è il fatto che il connubio dei percorsi di ricerca scientifica di De Giorgi e quello attuale di un’arte matura conduce ad una via maestra, libera e brulicante di opportunità. È la via della Taranta, un itinerario interiore, un flusso di energia a tutti accessibile, che intende suggerire un modo per invertire in positivo ciò che non lo è, sintonizzarsi con la vibrazione universale e rifondare il senso della vita. Il libro racconta anche dell’origine della pizzica come genere musicale contemporaneo, prendendo le mosse dall’album Fantastica pizzica del 1991 scritto da Pierpaolo De Giorgi e Gino Ingrosso, che attinge all’importante indagine d’avanguardia effettuata da Marzo e Lubello sul finire degli anni Sessanta sulla tradizione popolare del Salento. Nel 1991 De Giorgi, con la collaborazione attiva e appassionata di Gino Ingrosso, ha riorganizzato i materiali, li ha reinventati e ha riproposto la pizzica come “genere musicale autonomo” assieme ad un gruppo di depositari guidati dall’indimenticabile maestro di tamburello Amedeo De Rosa, creando il gruppo dei Tamburellisti di Torrepaduli e incontrando un successo che ancora oggi non accenna a diminuire.

La rinascita della pizzica è un libro d’arte che non soltanto contempla la storia, le motivazioni e i testi poetici dei Tamburellisti di Torrepaduli, che a partire dal 1990 hanno riscritto la storia della musica e della danza del Salento. Illustra anche in dettaglio una straordinaria tradizione popolare di rilievo europeo e mediterraneo. Ci sono i sentimenti, l’orgoglio e la forza della gente salentina, della quale Torrepaduli e Ruffano sono un simbolo vivo, vale a dire di un popolo che ha saputo riportare alla memoria il suo passato mitico, dopo l’ingiusto oblio nel quale era caduto. I significati della pizzica tarantata e della pizzica scherma diventano un forte insegnamento, quello della necessità di valorizzare e rispettare sempre la vita e il bene che porta con sè, cogliendone ogni volta il lato positivo e lottando contro quello negativo. Il lavoro dell’umanista e studioso Pierpaolo De Giorgi è anche una proposta estetica di ritorno a valori della bellezza e della natura, di salvaguardia del bene culturale tradizionale della pizzica e di riflessione spirituale. La rinascita della pizzica è un libro cosmopolita, ricchissimo di informazioni, di suggerimenti tecnici, di possibilità interiori ed è teso a recuperare le conquiste di un ellenismo pronto a generare quel Nuovo Rinascimento che tutti attendiamo. Siamo tutti invitati, dunque, a metterci in viaggio sulla via della Taranta, partendo dal mistico Santuario di San Rocco di Torrepaduli.

L’intera ricerca e in particolare la proposta poetica dei testi cantati da De Giorgi con i Tamburellisti di Torrepaduli vengono analizzati dal noto critico letterario Walter Vergallo in un saggio pubblicato come postfazione. Walter Vergallo rileva, con grande professionalità, la centralità dell’innovativo rapporto tra la pizzica e la poesia in De Giorgi e sottolinea le valenze armoniche tipiche di questa cultura. Secondo De Giorgi, infatti, il tamburello da secoli incanta suonando una formula che può essere definita pitagorica: la «biritmia simbolica». La tradizione salentina, in altre parole, custodisce nel ritmo della pizzica una compresenza di opposti ottenuta tramite l’esecuzione simultanea del pari, la percussione binaria, e del dispari, la percussione ternaria, come pure dei bassi della pelle, omologhi alla terra, e degli acuti dei sonagli, analogon del cielo. Questa “mistica” unità degli opposti pari e dispari, cielo e terra, uomo e donna, morte e vita, è tesa a generare una rinascita. È, in altre parole, un potente simbolo sonoro e coreutico di rifondazione e di terapia. È una vera e propria benedizione, basandosi sulla quale De Giorgi propone un’inversione anche letteraria: dai “poeti maledetti” è il momento di transitare ai “poeti benedetti”.

Secondo De Giorgi la grande rinascita della pizzica non sarebbe avvenuta se questo genere musicale, a lungo dimenticato, non fosse costruito su basi artistiche molto solide. Si tratta di forme musicali e coreutiche dotate di misura, proporzione ed eleganza. Il ritmo della pizzica è magnificente, espressivo, coinvolgente in massimo grado, mai banale. La danza possiede un fascino davvero unico, perché interpreta il tutto con inusuale espressività e vigoria. Oggi possiamo e dobbiamo superare gli insufficienti approcci etnologici e antropologici del passato che, incredibile a dirsi, non si sono accorti di avere a che fare con fatti d’arte. Più esattamente si tratta di fatti d’arte che, nonostante siano collettivi, sono ugualmente caratterizzati da una natura fortemente e decisamente artistica. Dobbiamo parlare anche di “bellezza vivente” perché la forza reale della pizzica, sia come musica che come danza, può essere valutata solo durante un’esecuzione “dal vivo” e partecipata di questo genere musicale. Interviene in questo caso un alto grado di emozione estetica e di coinvolgimento che non di rado trascina lo spettatore fino a quello stato modificato di coscienza chiamato trance. Nelle piazze e nei teatri si tratta di una trance leggera mentre nel rito del tarantismo, com’è noto, di una trance profonda. Questa bellezza è vivente anche perché, soprattutto durante i riti allestiti dalla tradizione, determina effetti terapeutici reali. Riesce, cioè, ad operare una vera e propria inversione dello stato psichico della persona, trasformando in benessere ciò che prima era malessere. Non a caso la pizzica è storicamente considerata una musica terapeutica che nei cosiddetti tarantati interviene in forma risolutiva. Non è difficile immaginare per essa un grande futuro.

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