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STORIA E FUNZIONI DEL TAMBURELLO

AMEDEO DE ROSA E ALTRI SUONATORI SALENTINI DI TAMBURELLO

AMEDEO DE ROSA E ALT

 

STORIA E FUNZIONI DEL TAMBURELLO

                                                                                                                                                                                                                                di Pierpaolo De Giorgi

Il tamburello (tambourine) o tamburo a cornice (frame drum) è uno strumento membranofono, tradizionalmente costruito con una pelle di capra tesa intorno ad un telaio circolare di legno. Di solito ha una dimensione che va dai trenta ai sessanta centimetri di diametro, e reca due piattini o cembalini di latta inseriti in alcuni fori del telaio. La pelle può essere tesa anche in una cornice di diversa forma, ad esempio quadrata, come nel pandeiro o pandero spagnolo. Il suono e la risonanza dipendono quasi esclusivamente dalla membrana, che se costituita da pelli animali spesse o che conservano i peli ha un timbro cupo. Oggi si usa spesso una pelle sintetica montata su tiranti inseriti nel telaio, che regolano la tensione e a volte l’intonazione. È uno strumento versatile, in grado di produrre innumerevoli suoni e tutte le figurazioni ritmiche, i tremolii e i trilli, variando le posizioni e la pressione delle mani che lo impugnano e che lo colpiscono. È diffuso in tutto il mondo, ad esempio nelle tradizioni degli sciamani asiatici, degli esquimesi, dei pellerossa d’America, dell’Europa, dell’Africa del Nord e in Brasile, ma appartiene anche a buon diritto alle millenarie tradizioni italiane. In molte di queste tradizioni riveste una funzione sacra durante i riti. Le forme più antiche risalgono alle civiltà mesopotamiche e mediterranee arcaiche, ad esempio quelle dei Sumeri, degli Hittiti, degli Egizi, tra i quali è molto diffuso, e degli Ebrei che lo utilizzano per le feste. Di solito è suonato nei riti dalle donne, perché esprime la capacità femminile di ridare ritmicamente la vita e, per questo, appare in particolare quasi sempre tra le mani di dee.

Le tradizioni contadine dell’Italia centrale e meridionale e insulare ne fanno largo uso. Nel dopoguerra italiano del Novecento, però, inizia una fase di declino, che diventa acuta negli anni Settanta e Ottanta, nonostante alcuni depositari nelle feste tradizionali di tutto il Meridione e alcuni gruppi di musica tradizionale campani continuino a farne uso. Negli anni Novanta, però, viene ripreso come strumento ritmico principale da alcuni gruppi tradizionali di ricerca in Salento, comincia a diffondersi nuovamente e, a partire dal Duemila, viene inserito in orchestre di vario genere. Oggi il tamburello è utilizzato spesso nella musica di intrattenimento, a volte persino in sostituzione della batteria. I recenti sistemi di amplificazione lo hanno rivalutato grandemente, creando anche nuovi suoni sostenuti dall’elettronica.

Da molti secoli in Italia è lo strumento principe della tarantella arcaica pugliese chiamata pizzica-pizzica, della tarantella meridionale in genere, del saltarello dell’Italia centrale e della tammurriata campana. È centrale nel tarantismo, ossia nel rito medicinale di coloro che hanno bisogno della sua musica come terapia perché hanno perduto l’equilibrio armonico quotidiano e ritengono di essere stati avvelenati dal morso di un animale mitico e simbolico detto taranta, di solito identificato con un ragno o con un serpente. La tradizione centromeridionale e insulare gli attribuisce capacità terapeutiche, come nel mondo dionisiaco greco e magnogreco del V, IV e III secolo a.C. È, infatti, in grado di offrire suoni ordinati e in pari tempo dinamici e veloci, che governano la danza corrispondente e sono utili a fugare ristagni e conflitti psichici. Impugnato di solito con una mano in modo tale che la pelle sia lievemente rivolta verso terra, viene suonato con l’altra mano che colpisce la pelle con una rotazione, producendo un intreccio sonoro ordinato e in pari tempo frenetico, regolatore dei flussi psichici e insieme eccitante.

Il suono del tamburello tradizionale italiano è costituito dai bassi della pelle e nello stesso tempo dagli acuti dei cembalini del telaio o di campanellini e altri sonagli legati in diversi modi. Costruito di solito con la pelle di un animale morto, ad esempio quella della capra sacrificale del dio Dioniso, incarna la rinascita di quello stesso animale. Quindi simboleggia l’armonia dell’universo congiungendo la morte con la vita, i suoni bassi con gli acuti, e dal punto di vista ritmico, il tempo pari con il tempo dispari. Ed è, così, uno dei simboli più importanti degli esseri umani, quello della rinascita continua della vita dalla congiunzione dei due principi opposti e complementari dell’universo: l’armonia antica. Per questo, esprime un ritmo eterno, beneaugurante e ricco di vitalità. È terapeutico, perché tramite questi simboli restituisce armonia agli infermi che l’hanno perduta, in particolare ai tarantati. Nell’antica tarantella detta pizzica pizzica pulsa come un cuore, risuona in profondità ed esprime il ritmo doppio, pari e dispari nello stesso tempo. Si tratta di un ritmo armonico, bello ed elegante dal punto di vista estetico, che arriva fin dentro le viscere, determina emozione estetica ed è molto gratificante dal punto di vista psicologico. Nella pizzica pizzica viene suonata sul tamburello una figurazione di base binaria in 4/4, nel cui alveo trova simultaneamente posto una serie ternaria di veloci terzine. Si tratta di uno dei ritmi più musicali, complessi, belli e trascinanti del Mediterraneo, che all’analisi appare come una poliritmia. Per la sua duplicità e per i valori simbolici e armonici, possiamo chiamare questo ritmo col nome di biritmìa simbolica. La poliritmia si ritrova anche nella tarantella e nel saltarello.

L’antecedente del tamburello è il týmpanon, utilizzato soprattutto in Grecia e in Magna Grecia, e di solito suonato dai personaggi del corteo del dio Dioniso, vale a dire dalle Menadi, dai Satiri e da Eros. In questi ambienti rituali suscita, come il vino che pure ha un valore simbolico, gioia e partecipazione collettiva. Si può rintracciare con esattezza il periodo del suo arrivo in Grecia, perché compare regolarmente per la prima volta nel V secolo a.C. nelle immagini religiose dei vasi a figure rosse, mentre nei secoli precedenti troviamo solo diverse specie di sonagli. Qualche anno dopo e soprattutto nel IV secolo a.C. dilaga nell’iconografia della Magna Grecia. Nel mondo romano diminuisce in parte la sua importanza sociale, ma compare ancora in molti riti dionisiaci e spesso tra le mani di musicisti di strada. Nel Medioevo continua ad essere utilizzato anche nelle chiese in ambienti cristiani. Accompagna spesso, ancora oggi, le processioni alle Madonne dei santuari montani in Italia meridionale, conservando in tal modo l’antica sacralità.

Alle soglie dell’epoca barocca, per contrastare la Riforma religiosa di Lutero nel 1545 a Trento le autorità ecclesiastiche indicono un Concilio, che termina nel 1563 formulando nuovi divieti e principi religiosi e musicali. Nelle liturgie cattoliche vengono ammesse solo melodie considerate sacre, mentre le musiche profane, tutti gli strumenti e in particolare quelli ritmici come il tamburello vengono vietati, ad eccezione dell’organo. Contro la Riforma protestante, il Concilio di Trento stabilisce che il testo cantato deve essere in latino e non ammette i fedeli nel canto sacro, il quale ultimo diventa un’esclusiva specialistica delle Scholae cantorum. Il tamburello e gli altri strumenti a percussione rimangono solo nelle musiche delle feste e delle tradizioni popolari spontanee al di fuori delle chiese, ma sopravvivono ugualmente e conservano la loro antica funzione sacra, spesso misconosciuta. A partire dal Seicento il tamburello appare spesso tra le mani di cantanti e danzatori di intrattenimento. Tra Settecento e Ottocento lo ritroviamo spesso tra le mani di fanciulle e donne nei dipinti che raffigurano fasi della tarantella napoletana.

Negli anni più vicini a noi del Terzo Millennio si va affermando una rivalutazione piena del tamburello, che per merito della pizzica pizzica sta incontrando una straordinaria rinascita. Non pochi virtuosi fanno esibizioni complesse che mostrano la piena dignità del tamburello come strumento musicale tra i più belli e interessanti al mondo.

Pierpaolo De Giorgi

 

Pierpaolo De Giorgi e i Tamburellisti di Torrepaduli

Pierpaolo De Giorgi e i Tamburellisti di Torrepaduli